Dove sei adesso
Osteria
Nasce intorno al vino e al bicchiere, poi arriva la cucina. Si può entrare per poco o per molto: un tagliere, un piatto di pasta, una cena intera. Nessuno ti guarda male se ordini una cosa sola.
Osteria triestina
Un banco con la vetrina piena, una sala con i tavoli apparecchiati e la porta aperta dalle otto del mattino. A Trieste si chiama osteria, e funziona esattamente così.
Una parola che a Trieste pesa
Un’osteria, qui, non è un ristorante con le tovaglie di lino e non è un bar. È il posto dove si entra per un bicchiere e si finisce a tavola, dove il piatto del giorno non ha bisogno di presentazioni e il conto non fa paura.
Trieste, di locali così, ne ha fatto una categoria: osterie, buffet e trattorie hanno regole diverse, e chi è di qui le conosce senza pensarci. Il punto in comune è sempre lo stesso: si mangia quello che si mangia in casa, e lo si mangia insieme.
L’Osteria La De Jure sta in Via Giulia, lontana dai tavolini del centro. Ha il banco con la caldaia e gli impanati, la sala con i tavoli e, quando il tempo lo permette, qualche tavolo fuori. La gestione è nuova da settembre 2026, ma il modo di stare a tavola è quello di sempre.
Piccolo dizionario
Tre parole che a Trieste indicano tre posti diversi. Capita di confonderle: ecco come stanno le cose.
Dove sei adesso
Nasce intorno al vino e al bicchiere, poi arriva la cucina. Si può entrare per poco o per molto: un tagliere, un piatto di pasta, una cena intera. Nessuno ti guarda male se ordini una cosa sola.
Il cugino di corsa
Non è il self-service degli alberghi: è il locale della caldaia, delle carni di maiale bollite, della senape e del kren. Si mangia al banco, spesso in piedi. Noi quel banco ce l’abbiamo: è raccontato nella pagina sul buffet triestino.
La cucina di casa
Più tavoli, più piatti, meno banco. Il confine con l’osteria è sottile e ognuno lo traccia dove gli pare: quello che conta è che la cucina sia quella di casa. Da noi lo è.
Istruzioni per l’uso
Le foto sono del locale e della nostra cucina. Quello che c’è in vetrina cambia di giorno in giorno.
Il banco è la prima cosa che si incontra entrando: la vetrina con gli impanati, la macchina del caffè, le spine della birra. Ci si ferma per un caffè al mattino, per una polpetta a metà pomeriggio, per un bicchiere prima di cena.
Per questo non serve prenotare né sedersi: si entra, si sceglie dalla vetrina e si mangia lì. A Trieste quello spuntino fuori orario ha perfino un nome, rebechin.
La sala sta sotto un arco di mattoni, con i tavoli vicini: è il genere di posto in cui si finisce a parlare con il tavolo accanto. Qui arrivano i piatti veri, di mare e di terra, dalla cucina triestina alle paste di pesce.
A pranzo si trova quasi sempre posto. A cena, soprattutto il sabato, è meglio una telefonata prima: prenotiamo solo per telefono, allo 040 265 0413.
La via di mezzo fra il banco e la cena: salumi, formaggi e qualcosa da bere, al tavolo, senza impegno. È il modo più vecchio del mondo di stare in osteria, e resta il migliore quando si è in due o in quattro e non si ha voglia di decidere.
Fuori, quando il tempo regge, ci sono anche dei tavoli all’aperto.
«Osteria come una volta, cibo di ottima qualità, piatti semplici, tradizionali e saporiti. […] Ottimo rapporto qualità/prezzo.»
Prima di venire
Via Giulia 51: cerca l’insegna rossa sopra la tenda. La fermata dell’autobus è a pochi passi; tutte le indicazioni sono nella pagina contatti.
Continua
Prenota
Per sederti a cena basta una telefonata; per un impanato al banco basta entrare.